Il Museo Storico Archeologico è ospitato nel complesso monastico di Santa Maria la Nova, edificato nel 1521 nel Casale Nuovo della Nola medievale. Il nucleo iniziale, inaugurato nell’estate del 2000 con l’obiettivo di custodire e valorizzare il patrimonio archeologico e storico-artistico della città e del territorio circostante, è stato arricchito, nel dicembre del 2009, da reperti provenienti da nuovi scavi e da materiali di età medievale e moderna. L’esposizione museale vuole raccontare lo sviluppo areale e cronologico dell’Ager Nolanus attraverso un percorso che si snoda su tre piani, riunendo reperti di vecchio ritrovamento a quelli provenienti da recenti scavi promossi dalla Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei. L´allestimento si è posto fin dall’inizio in una prospettiva di continuo rinnovamento per un necessario ampliamento degli spazi espositivi e per adeguarne i contenuti scientifici alle dinamiche dello scavo archeologico. Quanto è visibile nelle vetrine riflette alcuni aspetti della vita millenaria dell’ agro nolano, dalle testimonianze più antiche dell´età del Bronzo ai dipinti di età moderna.

Le prime tre sale del pianterreno sono dedicate alla sezione preistorica. In essa ai reperti della facies di Palma Campania si affiancano le ricostruzioni sperimentali come quella fisiognomica dei volti di tre inumati della necropoli di San Paolo Belsito e la ricostruzione, nel salone dell’ex refettorio, di una delle tre capanne  del Villaggio di Croce del Papa di Nola, con i reperti in esso rinvenuti . Nella sala successiva il racconto continua con l’esposizione dei corredi funerari del periodo orientalizzante. Nella seconda metà del VIII sec. a.C. la compagine indigena inizia ad organizzarsi in comunità e a dar vita ad un insediamento con una divisione degli spazi ben distinta. Le sepolture più antiche, infatti, provenienti dalla necropoli delle Torricelle che si sviluppa a nord est della città, si datano tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII sec. a.C..

Proseguendo nella visita, si possono osservare, attraverso la composizione dei corredi, i mutamenti sociali avvenuti all’interno della comunità. Ai soli vasi di impasto locale e ai raffinati oggetti di ornamento in ambra, argento e lamina d’oro presenti nei corredi di fine VIII sec. a.C., si associano subito dopo vasi in argilla depurata di importazione cumana o prodotti in Daunia. Questo sottolinea il ruolo di importante crocevia commerciale che Nola riveste fin dall’o-rigine. Infatti tra la fine del VII e il VI secolo a.C., l’insediamento indigeno si trasforma in una vera e propria città. In tale processo di urbaniz-zazione fu determinante l’impulso delle città fondate dagli Etruschi, e in primo luogo della vicina Capua, come conferma la cospicua presenza di bucchero , di ceramica etrusco-corinzia e l’uso della scrittura in alcune iscrizioni graffite su vasi come quelli delle tombe 44 e 56 della necropoli di via san Massimo. Allo stesso periodo rimandano le terrecotte architettoniche  raffiguranti volti umani o motivi vegetali, con il caratteristico repertorio formale dei modelli Cumani e Capuani, rinvenute nel 1984 in via Polveriera e che, in assenza di evidenze strutturali, attestano la presenza in città di santuari di culto.

Nei secoli VI e V a.C. Nola visse un momento di massimo splendore e non sembrò avvertire le scosse dovute alla decadenza del dominio etrusco in Campania. La fondazione di Neapolis nel 470 a.C. fece vivere alla città un’epoca d’oro di commerci e di scambi come traspare dai corredi funerari, composti da pregiati vasi attici a figure nere e rosse. La piena integrazione dei due centri, inoltre, è documentata dalla monetazione che la zecca di Napoli batteva per Nola alla fine del V sec. a.C. come testimoniano le monete con testa femminile sul dritto e toro a testa umana, incoronato dalla Vittoria alata sul rovescio, esposte in una vetrina lungo il corridoio interno .

Nel corso del V sec. a. C. ad imitazione della ceramica greca a figure rosse si sviluppa una produzione locale denominata del Pilastro con la civetta di cui Nola dovette essere uno dei centri di produzione. Un esempio è dato dall’anfora della tomba XL della necropoli Ronga.

Nel IV sec .a. C. si assiste alla formazione di una classe dirigente profondamente ellenizzata e dedita alla guerra che affida alla pittura funeraria la propria espressione ideologica come mostra il ritratto eroizzato di cavaliere con elmo cornuto, raffigurato su una lastra di una tomba a semicamera rinvenuta nel 1977 in via Seminario . Le altre lastre dipinte, esposte nel corridoio che fiancheggia il cortile, provengono una dalla necropoli Ronga, una dalla necropoli di via san Massi-mo e tre da uno stanziamento a nord est della città in località Masseria Sarnella di Casamarciano.

Il IV sec.a.C., però, segna anche l’inizio della penetrazione romana in Campania a cui nemmeno Nola potrà sottrarsi. Dopo vari tentativi di resistenza, la città nel 313 a.C. è costretta a capitolare. Dall’89 all’87 a.C. Nola fu assediata da Silla che la conquistò definitivamente nell’80. La deduzione della colonia di veterani da parte del generale romano alterò l’assetto della città con la costruzione di nuovi monumenti pubblici. Sulle macerie del quartiere sannitico fu edificato l’anfiteatro, a cui appartengono i sei pilastrini in calcare con decorazione a rilevo esposti nel corridoio davanti alle scale . Le strade principali furono affiancate da una serie di monumenti funerari, adornati da metope e statue come quelle in calcare raffiguranti togati, rinvenuti in località Cangio e le due statue raffiguranti Attis da un monumento funerario di Cicciano. Le successive deduzioni di colonie da parte di Augusto, di Vespasiano e di Nerva arricchirono ulteriormente la città di monumenti pubblici e di nuovi templi. Di questi edifici si conservano un’iscrizione che ricorda il tempio del Genio della colonia, l’iscrizione di un edificio dedicato ad Adriano, una statua eroica ed una base posta dal collegio degli Augustali con la quale si chiudeva l’esposizione del pianterreno.

Sul pianerottolo della scala che conduce al primo piano si può ammirare un’imponente statua loricata del periodo traianeo . L’esposizione del piano superiore si apre con una bellissima fontana mosaicata con paesaggio nilotico, datata all’inizio del III sec. d.C., proveniente da una villa che insisteva sull’odierna via San Paolo Belsito. Questa villa faceva parte di quelle lussuose abitazioni private che occuparono il territorio nolano in epoca romana. Un esempio di queste è rappresentato dalla villa di via Saccaccio presentata nella I sala. Questo complesso, venuto alla luce nel 1978, fu costruito in età repubblicana ma modificato più volte fino al graduale abbandono dalla metà del V sec. d.C.. In un’ampia vetrina sono esposti oggetti di vita quotidiana: anfore da trasporto, oggetti da mensa, lucerne, laterizi con bolli, coppe e piatti in terra sigillata ed oggetti di vita quotidiana come i sette aghi in osso ed un cucchiaio in vetro. In età romana anche il territorio intorno alla città a vocazione fortemente agricola fu occupato da una serie di ville rustiche come attestano i rinvenimenti di Livardi, San Paolo Belsito, Tufino e Roccarainola che sono presentati nella II sala. L’età romana si chiude con uno spazio dedicato alla villa rinvenuta in località Starza della Regina a Somma Vesuviana ed oggetto di scavo dal 2002 da parte dell’Università di Tokio. Al centro della sala, infatti, campeggiano le due statue rinvenute nel 2003, una del dio Dioniso con il capo coronato da edera ed un cucciolo di pantera in braccio ed una di donna con abito greco (peplos). Le strutture messe in luce sembrano relative ad un complesso di notevole estensione e prestigio come attesta la monumentalità e la qualità del capitello esposto nella stessa sala. Sulla parete di fondo del corridoio troviamo reperti del periodo paleocristiano: due frammenti di pluteo in marmo e quattro pilastrini marmorei facenti parte del presbiterio della Basilica di san Felice del complesso basilicale di Cimitile, datati tra la fine del IX e l’inizio del X sec. d. C.. La sezione è arricchita da due dei corredi funerari delle ventisei sepolture rinvenute durante gli scavi presso la Basilica di Tufino.

La sala dedicata al Rinascimento, che si apre con l’esposizione di reperti provenienti dagli scavi del Palazzo Orsini, ospita i marmi policromi con inserti di madreperla, lapislazzuli e pietre dure dell’altare della Chiesa di Santa Maria La Nova. Nella stessa sala si possono ammirare una tavola con l’ Annunciazione di Giovanni Angelo D’Amato  ed una Immacolata Concezione di recente attribuita a Giovanni Andrea Taurella, datate entrambe alla fine del XVI sec.. L’esposizione del primo piano termina in un grande salone in cui sulla parete di fondo troneggia l’ Annunciazione realizzata nel secondo ventennio del 1700 da Domenico Antonio Vaccaro per la chiesa di Santa Maria del Plesco di Casamarciano.  Da segnalare nello stesso salone l’ Apparizione di San Pietro di Alcantara a Santa Teresa attribuita all’ambito di Luca Giordano e la Trinità in gloria con i santi Pantaleone e Ciro dell’ambito di Ferdinando Sanfelice, opere realizzate per la Chiesa di Santa Chiara Nuova. Il piano ammezzato custodisce una raccolta di quasi 3000 riggiole napoletane e ceramiche che vanno dal ‘400 ai giorni nostri, provenienti dalla collezione privata di Diodato Colonnese.


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