L’area sepolcrale, segnalata dalla presenza di due monumenti funerari a pianta circolare (il basamento di un terzo monumento, a pianta quadrata, è sepolto sotto via Sant’Agata), con murature a sacco in conci di calcare, le c.d. Torricelle, è ubicata ad occidente del perimetro urbano di età romana. Il primo a descrivere le strutture funerarie fu A. Leone nel De Nola (Venezia, 1514). Indagini nella necropoli furono intraprese nel ‘700, per volere del vescovo Trojano Caracciolo, da G.S. Remondini, che allestì con i materiali rinvenuti un museo nel Seminario. Alcuni di que-sti reperti sono oggi conservati in Polonia al Museo Nazionale di Varsavia . Il Remondini ricorda che ai suoi tempi erano visibili solo tre monumenti, due a pianta circolare ed uno a pianta quadrata. Nel ‘700 fa menzione dei monumenti e della necropoli il nobile nolano Felice Maria Mastrilli. Alla fine del XVIII secolo, altre indagini in quest’area furono compiute da Pietro Vivenzio. J.Beloch (Campanien, Breslau, 1890) e L. Aponte (Nola antica e moderna, Napoli, 1865) descrivono ancora ai loro tempi i tre monumenti funerari.

Dal 1983 al 1989 sono stati effettuati dei lavori di restauro e consolidamento dei due monumenti visibili e una breve indagine archeologica che permise di acquisire notevoli informazioni sul loro impianto plano-volumetrico. Nel 1998 e nel 2000-2001, in occasione dei lavori per la soppressione del passaggio a livello, al Km 11+450 della linea ferroviaria Cancello-Avellino, furono compiuti altri interventi archeologici (affidati alle cooperative Arkgeo e Officina Memoriae), che portarono al recupero di un consistente numero di sepolture, databili a partire dalla fine dell’VIII secolo a.C. fino ad epoca tardo antica. Appena sotto lo strato di terreno vegetale si individuò una serie di fosse subrettangolari, disposte apparentemente secondo una griglia regolare e separate tra loro da sottili transetti di terreno , collegabili all’attività di scavo intrapresa tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo. Le fosse, di grandi dimensioni, raggiungono considerevoli profondità e risultano collegate tra loro da cunicoli. Apparentemente l’interesse degli scavatori sembra rivolto soprattutto alle sepolture a cassa, rinvenute totalmente spoliate. Alcune tombe, parzialmente risparmiate dalle spoliazioni, hanno restituito vasi a figure nere e a figure rosse . La fase più antica è costituita da sepolture di età orientalizzante e arcaica (VIII-VI secolo a.C.). Si tratta di fosse semplici , alcune con copertura, altre con rivestimento di ciottoli calcarei , mentre gli inumati erano deposti in cassa lignea con ricco corredo vascolare e ornamenti personali. Gli oggetti di corredo rimandano all’elevata condizione sociale e allo status dei defunti, come il vasellame connesso al commercio e al consumo del vino (anfore, oinochoai) e gli oggetti di ornamento. I materiali in argento e ambra, gli scarabei di tipo egizio, forse di matrice fenicia, confermano la circolazione a Nola, probabilmente tramite l’emporio greco di Cuma, dei prodotti di lusso importati dalla Grecia e dal Mediterraneo orientale. Le fosse sembrano marginate da blocchi calcarei ravvicinati e disposti secondo un allineamento rettilineo o tendente al circolare. Lo sconvolgimento, a cui è stata sottoposta l’area durante gli scavi setteottocenteschi, non ha permesso che il recupero di brevi tratti di questi recinti litici, dei quali non è possibile chiarire l’estensione e l’esatta configurazione. Altre tombe di età orientalizzante sono state rinvenute in un fondo privato in località Croce del Papa  e potrebbero costituire il prolungamento della necropoli di Torricelle. Ad una fase più recente, databile al V-IV secolo a.C., sono riferibili le sepolture in cassa di tufo ), rinvenute quasi totalmente spoliate. Altre sepolture, tra cui tombe ad incinerazione con le ossa dei defunti entro cinerari fittili o con inumati sotto cappuccina, si riferiscono al III-I secolo a.C.. In prossimità del Monumento funerario indicato come Torricella a, numerose sono le sepolture messe in luce, pertinenti alle fasi romane della necropoli. In tale settore le tombe sembrano svilupparsi ai lati di una strada marcata da solchi carrai ed orientata N-S , in uso durante l’eruzione di Pollena (472 d.C.) da cui è obliterata. Le sepolture indagate, tutte ad inumazione, sono databili dalla prima/media età imperiale fino ad epoca tardo antica e sono di varia tipologia: fossa semplice, cassa di tufo con coperchio a bauletto , in formae in muratura o in mattoni con copertura piana o alla cappuccina ed enchytrismoi destinati a infanti e bambini .
In un sarcofago di tufo, rinvenuto ancora con i sigilli di piombo, sono stati trovati dieci sesterzi databili alla prima metà del III secolo d.C.. Il sarcofago, inserito all’interno del recinto di uno dei mausolei, era impiantato in spessi livelli di abbandono che sigillavano il piano di calpestio della necropoli. Per l’interesse, che riveste ai fini paleopatologici, notevole è la sepoltura, databile al III secolo d.C., di un giovane individuo che presentava l’ipofunzionalità del lato destro del corpo e evidenti segni di trapanazione cranica, eseguita in vita ai fini terapeutici. L’intervento rappresenta la prima testimonianza di tale tecnica medica in area napoletana per il periodo tardo antico . La necropoli era attraversata da un paleoalveo orientato NO-SE, anteriore al piano d’uso della necropoli e probabilmente risistemato con un’opera di canalizzazione in epoca romana. L’invaso era costeggiato da una strada, formata da più livelli d’uso sovrapposti . In occasione di uno scavo di emergenza sono stati messi in luce, lungo via sant’Agata, i resti di un monumento funerario a pianta quadrata . Si tratta del tipo architettonico consueto di mausoleo strutturato in due sovrapposti blocchi: un cubo basamentale sul quale forse si elevava un coronamento cilindrico a cupola. L’accesso, posto sul lato settentrionale e inquadrato da due ante in muratura, è preceduto da una rampa che immette, tramite un breve corridoio, nella camera sepolcrale con impianto planimetrico a croce. Sotto le arcate centinate che modulano le pareti interne sui lati est, ovest e sud si aprono nello spessore murario tre coppie di nicchie per l’alloggio dei cinerari, mentre la parte bassa di ogni arcata è occupata da un lettino funebre in muratura.


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