Questo itinerario prettamente archeologico prende il via dalla villa romana di via Saccaccio. Le strutture oggi visibili fanno parte di un vasto impianto costruito in varie fasi. Quasi sicuramente si trattava di una villa extraurbana di cui gli ambienti fino ad ora scavati dovevano far parte della zona residenziale. Questa villa fu costruita in epoca repubblicana e fu completamente abbandonata nel VI sec. d. C., quando ormai aveva perso anche la funzione di abitazione come attestano le vasche addossate alle pareti dipinte. Notevoli sono i pavimenti in cocciopesto con una rete di esagoni a tessere bianche e con rete di rombi ed emblemata centrale con tessere nere e rosse. Al momento dello scavo le pareti erano decorati con affreschi riproducenti piante ed uccelli, oggi custoditi a Pompei.

Il percorso continua su via Polveriera (a pochi passi dalla nostra sede…)  con la visita alle cosidette Torricelle. Questi due monumenti funerari a pianta circolare con muratura a secco in conci di calcare fanno parte di un’area sepolcrale più estesa che è stata indagata nel 1998 e nel 2001 e si datano al I sec. d.C. Questa necropoli fu usata dal VIII sec. a. C. fino all’età tardo antica.

Continuando sotto il ponte della ferrovia Cancello– Avellino, si costeggiano parte delle antiche mura della città e si esce su via Anfiteatro Laterizio dove è possibile ammirare l’anfiteatro. L’anfiteatro di Nola, sito nell’attuale località Masseria d’Angerio è stato parzialmente dissotterrato in anni recenti. La realizzazione dell’edificio va collocata dopo la fondazione della colonia sillana, al termine della guerra sociale, quando vengono risistemate anche le mura cittadine. L’anfiteatro viene ad occupare una zona a ridosso delle mura sillane, a nord della città, delle quali si conservano ancora oggi resti, noti come Muraglia. Il terrapieno interno delle mura viene sfruttato per poggiare parte delle strutture dell’edificio. Finora è stato messo in luce poco più di un quarto della struttura, che nella sua interezza rispetta la canonica forma ellittica, con l’asse maggiore che misura 138 metri e quello minore 108 metri. La cavea divisa in tre livelli di gradinate, dei quali si conservano soltanto i primi due, poteva contenere circa 20.000 spettatori. La struttura che separa l’arena dalle gradinate presentava un rivestimento di lastre di marmo. All’esterno la struttura appariva costituita da una parete in opus reticulatum, rivestita con pannelli di stucco che imitavano lastre di marmo di colore ocra con le intercapedini di colore azzurro. In questa parete si aprivano gli ingressi e i corridoi che portavano ai vari livelli. Lo scavo ha permesso il recupero di sei altarini di calcare decorati a rilievo che erano depositati lungo la rampa d’accesso settentrionale all’arena, molto probabilmente pronti per essere portati via durante le operazioni di spoglio della struttura dopo il suo abbandono. In epoca tardo antica alle mura esterne si addossarono degli ambienti probabilmente con la funzione di stalle. Gli spettacoli che si tenevano nell’anfiteatro nolano sono attestati nei manifesti pubblicitari diffusi a Pompei, e ad Ercolano, databili tra la prima età imperiale e l’età neroniano-flavia. Alcuni graffiti sul sepolcro n. 19 fuori porta Nocera a Pompei riproducono scene di combattimento tra gladiatori svoltisi proprio nell’anfiteatro nolano a cui assistettero i pompeiani dopo la squalifica per rissa del loro anfiteatro.

Uscendo dalla strada dell’anfiteatro si nota uno scavo. Si tratta del rinvenimento di un tratto di strada romana con un edificio porticato prospiciente la stessa. Lo scavo, dopo i necessari rilievi, è rimasto fermo in attesa di decisioni circa il futuro.


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